I gatti sono riconosciuti maestri nel mascherare il dolore e questa strategia evolutiva, che ha salvato i loro antenati selvatici dai predatori, si sta ora ritorcendo contro gli animali domestici.
Secondo un corrispondente di , i veterinari si imbattono sempre più spesso in situazioni in cui i proprietari non si sono accorti per anni che il loro animale domestico è affetto da sindrome del dolore cronico, attribuendo i cambiamenti di comportamento alla “vecchiaia” o al “cattivo carattere”.
L’osteoartrite è una delle condizioni più comuni ma più trascurate nei gatti anziani.
Gli studi radiologici dimostrano che oltre il 60% dei gatti di età superiore ai 10 anni presenta segni di osteoartrite articolare, ma solo una piccola parte di essi viene notata dai proprietari con la classica zoppia.
Invece di zoppicare, un gatto con dolori articolari inizia semplicemente a saltare di meno, abbandona i suoi posti alti preferiti o cambia la sua andatura, cambiamenti difficili da notare per gli esseri umani. Può smettere di saltare sul davanzale della finestra, ma il proprietario spesso pensa che il gatto sia solo “più calmo”.
Il dolore dentale è un’altra fonte di sofferenza comune che i proprietari trascurano.
I gatti con lesioni dentali da riassorbimento o gengivite continuano a mangiare perché l’istinto di sopravvivenza è più forte del disagio, ma possono masticare in modo “strano”, far cadere il cibo o diventare irritabili quando vengono toccati sul muso.
È importante rendersi conto che il dolore cronico non solo compromette la qualità della vita, ma innesca un circolo vizioso di stress e infiammazione che aggrava il deterioramento cognitivo.
Un gatto in costante disagio dorme meno bene, diventa ansioso e può iniziare a urinare in luoghi inappropriati, cosa che i proprietari attribuiscono erroneamente a “demenza” o “danno”.
La moderna medicina veterinaria offre un ampio armamentario di trattamenti per controllare il dolore cronico nei gatti, tra cui farmaci antinfiammatori non steroidei, gabapentinoidi e fisioterapia.
Ma la chiave del successo del trattamento è la diagnosi tempestiva, che inizia con un’attenta osservazione da parte del proprietario e con la volontà di vedere i cambiamenti comportamentali non come la “norma della vecchiaia” ma come un segnale di aiuto.
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