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Quasi la metà degli adolescenti presenta sintomi di ansia, ma spesso l’aiuto arriva troppo tardi
Gli esperti nel campo della psicologia infantile notano una tendenza preoccupante: la maggior parte dei genitori si rivolge a un professionista solo quando la situazione in famiglia diventa critica. Questo non è dovuto all’indifferenza, ma ai prolungati tentativi di gestire la tensione da soli.
Tuttavia, quando un bambino si rivolge a uno specialista, spesso è già profondamente immerso nella dipendenza da internet, soffre di insonnia o dimostra una forte aggressività, ha dichiarato a Weekend Adevărul la consulente genitoriale Ana Mărgerita. Le statistiche confermano la gravità del problema: quasi il 50% degli adolescenti presenta sintomi di ansia e uno su quattro si trova ad affrontare gravi difficoltà emotive.
Segnali nascosti e l’importanza del momento
Marguerita ha spiegato che il benessere emotivo di un bambino non inizia nello studio medico. Si forma nei primi anni di vita attraverso il modo in cui gli adulti rispondono al pianto, se sanno come scusarsi in tempo per una voce rotta e se sono disposti a discutere di questioni difficili. L’esperto ha sottolineato che le relazioni non si costruiscono su grandi gesti, ma sull’accumulo di piccoli momenti di intimità ripetuti giorno dopo giorno.
Non è raro che i bambini che sembrano avere successo a scuola portino con sé un enorme stress interno. I primi segnali che indicano che un bambino ha bisogno di sostegno sono l’aumento dell’irritabilità, gli scatti d’ira, i cambiamenti nel comportamento alimentare o l’eccessivo perfezionismo. L’esperto ha osservato che questi comportamenti sono spesso l’unico modo in cui un bambino può spiegare agli adulti che sta attraversando un momento difficile.
Errori tipici e percorso di recupero
Uno dei maggiori errori commessi dai genitori è stato identificato nella fretta di correggere un comportamento prima di aver compreso l’emozione che lo ha causato. Quando il sistema nervoso di un bambino è in uno stato di ansia, non è fisicamente in grado di assorbire spiegazioni logiche o misure disciplinari. Il primo passo dovrebbe sempre essere quello di stabilire un contatto emotivo.
Per ricostruire la fiducia, l’esperto raccomanda la pratica della “presenza reale”. Si tratta di dedicare 10 minuti al giorno in cui si mette da parte il telefono e si rivolge tutta l’attenzione al bambino senza giudizi, critiche o fretta. Questi intervalli brevi ma regolari diventano le fondamenta di una relazione a lungo termine.
Ana Marguerita ha affermato che chiedere sostegno non è un segno di fallimento, ma una manifestazione della responsabilità finale di un genitore. Anche se il rapporto sembra incrinato, la “restituzione” dell’adulto e la disponibilità ad ammettere gli errori possono aprire la strada alla guarigione del legame. La partecipazione a gruppi di sostegno aiuta i genitori a ridurre la loro ansia interiore, rendendoli automaticamente più disponibili a comunicare con i figli.
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